Metaversi: cosa li rende diversi da tutto quello che abbiamo visto finora

Nell’autunno del 2021 Mark Zuckerberg cambia il nome di Facebook in Meta: un cambiamento non da poco, considerando che la parola Facebook è entrata ormai da una quindicina d’anni nel nostro linguaggio comune. La mossa è sicuramente ben studiata, con l’intento di svecchiare un marchio che ormai sembra aver perso appeal tra i più giovani, ma non solo. Da quell’annuncio, non a caso, non sentiamo parlare d’altro che di metaverso, un termine che si porta dietro promesse di nuovi mondi e molte, forse troppe, aspettative.

Come spesso succede in questi casi, lo scetticismo suscitato dal metaverso è direttamente proporzionale all’entusiasmo, ripreso e amplificato dai media. Cosa si sono inventati di nuovo e cosa stanno cercano di venderci?

Ironia della sorte, chi ha vissuto la nascita di Facebook ricorderà sicuramente l’esplosione nello stesso periodo di Second Life, una piattaforma che assomigliava tremendamente a quello che oggi definiamo metaverso. A cavallo tra il 2006 e il 2007, sull’onda delle aspettative di business (presunto), Second Life visse il suo momento di maggior fama, alimentata dalla grande popolarità di personaggi come Ailin Graef (aka Anshe Chung), la prima milionaria di Second Life, a cui nel maggio 2006 Business Week dedicò addirittura una copertina.

Oggi, nel 2022, molte persone hanno l’impressione di vivere un déjà-vu. Il metaverso sembra Second Life 2.0, a distanza di vent’anni.  E’ così solo in parte, se vogliamo considerare unicamente l’aspetto immersivo dell’esperienza.

Quindi, dov’è la differenza?

Per ribattere a questo comprensibile scetticismo a proposito di un mondo che sta al confine tra reale e irreale, è importante dare risposte concrete.

 

Blockchain: la tecnologia che ha cambiato le regole del gioco.

Non c’è dubbio che in 15 anni la tecnologia si sia evoluta in maniera inimmaginabile: processori più potenti, connessioni più veloci, traffico dati, device VR a prezzi accessibili. A una prima analisi si potrebbe pensare che Second Life sia semplicemente nata in un’epoca in cui le tecnologie non erano ancora pronte per dare un’esperienza davvero immersiva a un ampio pubblico.

Una tecnologia caratterizza più di ogni altra alcuni metaversi, e da un certo punto di vista li trasforma in qualcosa di completamente nuovo: metaversi come Decentraland, The Sandbox o Axie Infinities sono nati da pochi anni e stanno riscontrando un notevole successo proprio perché basati sulla tecnologia blockchain, con tutte le opportunità che questa apre.

Possiamo considerare gli NFT come un mattone fondamentale per la nascita di un vero e proprio business nei metaversi decentralizzati, perché aprono la strada a un mercato in cui è finalmente possibile definire le regole di proprietà e scambio di asset in un mondo digitale.

 

Abilitare una nuova economia nel metaverso. E non solo.

 Alla base della tecnologia blockchain non abbiamo solo token fungibili quali le criptovalute,  ma anche token non fungibili legati a un contratto che ne definisce le regole (NFT), e che possono quindi certificare atti di proprietà o l’autenticità di azioni come l’accesso a un evento digitale o un voto.

La blockchain garantisce l’univocità dell’asset, che così identificato può essere scambiato su più piattaforme o marketplaces e riconosciuto da quei metaversi che utilizzano la stessa chain.

Questo passaggio è fondamentale: tecnicamente l’oggetto digitale continua a essere replicabile (come qualsiasi file nel nostro computer), ma la sua autenticità e il suo proprietario rimangono incontestabili.

Sembra una sottile sfumatura del concetto di riproducibilità, ma cambia in effetti le regole del gioco, abilitando un nuovo concetto di collezionismo basato su assets digitali.

Si tratta di un mercato fiorente, considerando che le vendite di token non fungibili sono salite a oltre $ 17 miliardi nel 2021, con una crescita del 21.000% rispetto all’anno precedente (secondo un nuovo rapporto della società Nonfungible.com sugli NFT).

 

NFT e collectible games.

E infatti non si tratta di collezionare rarità come farebbe un collezionista di automobili d’epoca: ogni NFT è legato a un contratto che descrive determinati attributi e regole di “comportamento” di quell’asset digitale, e questo rende gli NFT componenti integranti delle meccaniche di gioco all’interno (o all’esterno) dei metaversi.

Prendiamo cryptokitties.com, uno dei primi esempi di collectible games. La rarità delle illustrazioni digitali è data dalla possibilità di generare nuovi NFT accoppiando quelli collezionati dall’utente. La rarità è data dalla combinazione dei “geni” e di mutazioni casuali. Si parla di illustrazioni di gattini, ma una volta che si comprende la meccanica, le opportunità che si possono aprire sono infinite.

Superando determinate sfide o compiendo determinate azioni posso ottenere NFT che ritroverò poi nel mio portafoglio virtuale; gli NFT guadagnati oltre a valutarsi nel tempo (a seconda della loro rarità) possono essere utilizzati per superare nuove sfide, collezionare altri NFT ed eventualmente essere rivenduti nei marketplace dedicati.

In questo senso il tempo dedicato dell’esperienza di gioco può essere monetizzato da parte dell’utente. Una novità non da poco.

 L’infrastruttura tecnologica è già attiva e collaudata, e ogni giorno nascono nuove startup alla ricerca dell’oro, in un’epoca che somiglia molto agli albori del web. L’utente è spinto a interagire con il brand perché la possibilità che ha di ottenere dei reward è reale.

Abilitare una relazione attiva tre clienti e brand.

 Gli NFT sono strettamente legati ai metaversi decentralizzati e non si limitano al solo collezionismo o a sviluppare dinamiche di gamification. Comprendiamo le concrete opportunità del metaverso se consideriamo che gli NFT che l’utente si trova nel proprio criptowallet possono avere anche altre funzioni, come ad esempio permettergli di accedere a uno sconto nel negozio fisico, partecipare a un evento esclusivo, o ancora collaborare alle decisioni per il lancio di una nuova linea prodotto, partecipando così attivamente alle scelte del brand.

Il bisogno di passare da essere consumatori passivi ad avere una parte attiva nelle scelte è uno stimolo sempre più ricercato soprattutto dalle nuove generazioni, che hanno già capito la potenzialità di queste dinamiche.

E sono proprio questi strumenti tecnologici che hanno dato vita a quella che viene definita la nuova versione decentralizzata del Web, nota come Web 3.0, basata sull’idea che potere decisionale e responsabilità siano distribuiti tra gli stessi utenti della blockchain: diverso l’approccio di Meta (Facebook) e Microsoft, che non hanno basato i loro metaversi su blockchain.

 

Rewarding: il segreto del successo dei metaversi.

Non dobbiamo mai perdere di vista il punto di vista dell’utente finale e i bisogni reali che lo spingerebbero ad avvicinarsi ai metaversi, che a tutti gli effetti si stanno rilevando come un nuovo canale di relazione con i brand.

Un ventaglio di opportunità sta nascendo, e questa consapevolezza sta prendendo piede con un certo senso di urgenza tra le aziende di tutti i settori.

Ma la parola “metaverso” è ancora poco chiara: la rappresentazione che ne viene data come di una realtà parallela rispetto al mondo reale è probabilmente solo l’aspetto più superficiale di un sistema molto più complesso. Per essere pronti a cogliere le opportunità nascenti è necessario identificare una strada chiara, precisa e concreta.

GFT sta lavorando per costruire una piattaforma basata su blockchain capace di attivare un’interazione brand-utente con un approccio agnostico rispetto ai metaversi nascenti: un passaggio fondamentale per le aziende che vogliono avvicinarsi al metaverso in modo concreto e non solo a parole, un approccio in grado di attivare quelle dinamiche utili a evitare una semplice presenza di facciata, costruendo un vero e proprio modello di business basato sulla blockchain.

Perché è questo che fa la differenza.

GFT si immagina il metaverso come un nuovo canale di relazione con il brand, alimentato da meccaniche di rewarding, dove il cliente non è più un individuo passivo, ma sente di poter avere finalmente tra le mani uno strumento per attivare una relazione di scambio e partecipazione, un valore riconosciuto, e perché no, anche monetizzabile.

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